|
nato a La Spezia il 16 Agosto 1877 - morto a La Spezia il 17 Novembre 1937
Apprese i primi elementi dell'arte dal padre Cesare Agretti, valente pittore-decoratore.
Per ringraziarlo, nell'inaugurazione del teatro del 1892, il montecastellese Mario Pellegrini dedica a lui una poesia. Ancor oggi la comunità montecastellese è grata a Luigi Agretti, questo "giovine venuto dal mar Tirreno", per l'opera svolta a teatro. Nel 1895, vinto il pensionato artistico indetto dalla Città di Genova, si recò a Roma e, mentre frequentava l'Accademia di Belle Arti ed il Museo Artistico della Capitale, coadiuvava i suoi valenti maestri BRUSCHI e BRUGNOLI, dei quali fu allievo prediletto, in importanti lavori a Roma, Firenze, Perugia, Cagliari e Palestrina. A ventitré anni, l'Accademia di Belle Arti di Perugia, a seguito dei lavori eseguito in quella Città , gli conferiva - ad unanimità di voti - la nomina ad Accademico di merito e gli offriva la cattedra per l'insegnamento del nudo e per l'anatomia pittorica; cattedra che rifiutò per non lasciare la sua Città dove aveva i suoi affetti e dove voleva affermarsi. Tutte le sue opere denotano grande facilità di concezione, un meticoloso studio dei particolari, accuratezza nel disegno, originalità e spontaneità sia nel movimento che nel colore. Dipinse ad olio ed a fresco; trattò il soggetto sacro, profano, storico, mitologico, ecc., tutti con grande arte e profonda conoscenza, raggiungendo notevoli effetti con rapida e naturale spontaneità . Tra le sue opere principali: gli affreschi nelle chiese di Neirone, Favale Malvaro, San Pellegrino di Sturla, Santuario della Madonna degli Angeli e di San Nicolò in Arcola, Temossi, Caregli, cattedrale di Castelnuovo Magra, Santa Maria in la Spezia, l'Annunziata in Ceparana e la decorazione della volta della Parrocchiale San Francesco in Lerici e della chiesa di S. Illuminata a Monte Castello di Vibio. Tra le migliori sue tele: Mater Amabilis - (ritratto della madre), le quattro stagioni, le nozze di Canaa, Caterina de'Medici e la Spezia, la Madonna in Egitto. Quindi pannelli decorativi nella villa Cerretti a la Spezia; le nozze di Psiche, per il soffitto di una salone della stessa villa, il fregio nella sala dei matrimoni del distrutto Municipio della Spezia; il grandioso fregio che decorava il Teatro Cozzani di La Spezia; i pannelli decorativi per un teatro di San Francisco in California; le decorazioni nel castello Fabbricotti a Bocca di Magra; il progetto della Chiesa di San Francesco in Ravenna sui temi: il trasporto della salma di Dante, la visione del Paradiso, il trionfo della Religione. Articolo di giornale dopo la restaurazione del Teatro della Concordia del 1892L'Unione Liberale Anno XI - Numero 54 CORRIERE DELL'UMBRIA Mercoledì - Giovedì 9-10 Marzo 1892 LA PROVINCIA (Nostri Carteggi) Monte Castello Vibio, 1 marzo (ritardata) Ieri sera ebbe luogo la riapertura del nostro Teatro dopo tanti anni di un lunghissimo desiderio finalmente restaurato e rimesso a nuovo. Fu veramente una serata allegra, brillante, e per noi assai commovente come una di quelle serate indimenticabili che lasciano una memoria nella storia del nostro paese. Era proprio un bisogno incalzante di civiltà che ci spingeva al restauro di quel locale edificato dai nostri bravi vecchi sul principio del secolo. Essi tramandarono a noi il completarlo e vestirlo di una forma elegante e conveniente. Dopo molte lotte e difficoltà superate la Società della Concordia approvò le proposte dei restauri limitati alla sola convenienza e basta. Perché poi riuscisse anche elegante noi avemmo la nostra stella come quella Italia che bella e sfolgorante di luce mattutina sorgeva dalle acque azzurre del mare che fa golfo alla Spezia. Il bravo pittore Cesare Agretti, perugino, ora domiciliato alla Spezia, per un incidente qualunque, venuto a coguizione che la società intendeva a miglioramenti del Teatro scrisse al Cav. Silvio Rossi Sindaco benemerito e deputato della Società -«so che restaurate il vostro Teatro.....senza alcun interesse, mando mio figlio a decorarlo nella pittura, poi verrò io». A comprendere tanto slancio di generosità e d'affetto è bene sapere, che l'Agretti qui passò, così Egli dice, i folleggianti e belli anni della sua vita giovanile, quindi benché lontano ha sempre rammentato con affetto sincero i molti amici ed il luogo dei suoi più cari e soavi ricordi. La sua gentile e generosa offerta «mando mio figlio» fù una scintilla che riaccese di vive fiamme il ricambio dell'antica amicizia fatta oggi per noi più forte e doverosa anche per sentimento di gratitudine e di riconoscenza.. Accolta dalla Società con una festa di entusiasmo, l'offerta del caro Agretti sul finir di Gennaio, guidato dalla luce dell'amica stella, dalla Spezia giungeva a noi il caro Gigetto, figlio al nostro buon Cesare. Che debbo dire di questo giovinetto che a quattordici anni è già un portento!?...Questo giovinetto buono, modesto, amabile, io vorrei prenderlo sulla palma della mia mano ed inalzandolo al Pubblico, direi : vedi questo fanciullo!? questi è la futura gloria d'Italia.....è una speranza dell'arte!...Ne vuoi una prova? entra nel piccolo Teatro del mio Paese e guarda ammirato quanta copia di bellezze quale armonica disposizione di tinte, quanta abbondanza di arte ispirata, il genio ed il pennello di questo giovinetto nel giro di pochi giorni ha saputo trasfondere su quelle volte e su quelle pareti! questo è il giudizio solenne; non è il mio soltanto e dei miei concittadini; ai quali una benda campanilesca potrebbe far velo, ma è giudizio e di quei di fuori e specialmente dei nostri egregi vicini di Todi che intelligenti e buon gustai dell'arte ammirarono il lavoro del piccolo Agretti. Dopo questa necessaria digressione torniamo alla sera del 29 resa più famosa e brillante dall'intervento gentile della distinta filodrammatica Tuderte. Il Dottor Mario Pellegrini aprì la serata con un Prologo in versi adattato alla circostanza e fu felicissimo in molti punti della sua lirica sempre elegante e slanciata specialmente quando presentò all'ammirazione del pubblico il giovinetto Pittore, cui la Società volle testimoniare in quel momento un tenue segno della sua riconoscenza. Seguì la graziosa Commedia «Fatemi la Corte» dove gareggiarono in abilità la signora Biagini, la signora Luzi, l'Avv. Brevetti, l'Avv. Biagini, ed il prof. Ceci. Dopo la Commedia venne rappresentata la Farsa «I due Ciabattini». Tutti egregiamente a tutti un bravo di cuore e fiori e mille applausi con battute di mani fragorose e ripetute. Anche il Concerto Municipale eseguì negli intermezzi scelte armonie sull'opera «la Favorita» e il M. Puccini con quella sua abilità veramente magistrale eseguì una sua Fantasia originale per Clarino sotto il titolo «Reminiscenze Siciliane». Una cena dopo il Teatro chiusa fra cento brindisi e piena di buon amore continuò sino a tarda notte l'allegria serena e beata da far dimenticare la noia di una vita ordinariamente apatica e sconfortante. A titolo di giustizia è dovere ricordare che tanto contribuirono alla buona riuscita del divertimento l'opera attiva indefessa e perspicace del cav. Rossi e del dott. Lelli e di altri Cittadini ai quali una parola di lode e di ringraziamento sincero. È inutile parlare dei pittori Agretti Padre e figlio. Possono essi esser certi che noi non li dimenticheremo mai…. e mai…. che eterno sarà il nostro ricordo la nostra gratitudine per Loro. Essi possono esser certi che ogni qual volta varcheranno la soglia del Teatro il nostro cuore balzerà palpitante di affetto, e che un tenero bacio un lontano sospiro d'amore per quei due Generosi sarà corrente continua da questo ameno Colle alla sponda Tirrena. |
Per ricevere informazioni turistico-culturali sulla programmazione teatrale e sugli eventi del Comune di Monte Castello di Vibio