Effetti speciali: Il Teatro visto a 360°a cura dello Studio Argento di Antonio Garbasso
http://www.studioargento.com/teatropiccolo/index.html
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In occasione dell’ennesimo esperimento riuscito al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio abbiamo chiesto ad un vero e proprio intenditore di bellezze artistiche, Antonio Garbasso, come ha conosciuto questa piccola “bomboniera della cultura”.
Un po’ per caso. Ho passato il capodanno del 2001 in campagna, a casa di un amico vicino al Tevere, ed il primo dell’anno abbiamo fatto una gita a Monte Castello, visitando così il Teatro della Concordia. Mi sono affezionato subito, e, trovando una buona disponibilità , sono tornato il giorno dopo per fotografarlo. Sono fotografo di architettura da tanti anni, ed ultimamente con l’avvento del digitale, ho cominciato a sperimentare delle nuove tecniche di “fotografia immersiva”.
Cosa significa esattamente questo termine?
Si tratta di panoramiche a 360 gradi, in cui lo spettatore viene virtualmente posto al centro di una sfera. Il teatro si è prestato bene a questo primo esperimento, tanto che ho deciso di ritornare, e con le nuove conoscenze, di rifare le panoramiche ad alta definizione. E riaprendo le tende rosse dell’ ingresso alla platea, ho avuto la stessa sensazione di piccolezza, di intimità , sensazione che si prova solo entrando fisicamente nello spazio, nell’ esserci, e non dal guardare delle immagini che lo rappresentano. E forse questo il limite della “fotografia immersiva”, ma anche di ogni altra rappresentazione, che appunto sono rappresentazioni, e che l’ esperienza “fisica” di un posto è diversa sia dall’ esperienza semplicemente “visiva” che “virtuale”.
Questo costituisce allora un vantaggio ed un servizio per tutti o solo per un particolare tipo di pubblico dotato magari di alte tecnologie?.
L’ esperienza “fisica” non sempre è possibile, ed allora, questa nuova tecnica (che ha origini nell’ invenzione stessa del “panorama”, ad opera del pittore irlandese Robert Barker nel 1787) è un mezzo validissimo per descrivere uno spazio. Certo, a differenza della fotografia classica che si vede anche alla luce di una candela, la fotografia immersiva ha bisogno di un computer (ed anche potente) e della corrente elettrica, ma d’ altra parte anche il cinema non esisterebbe senza il proiettore.
Lei aveva giĂ realizzato altre foto per questo teatro che danno la possibilitĂ di fare una visita virtuale del Teatro della Concordia collegandosi al sito: www.teatropiccolo.it ha mai fatto esperienze del genere per altri teatri?
No, e neppure per altri musei o luoghi importanti: occorre essere ben predisposti ed avere un interesse sempre maggiore verso la tecnologia, che se adoperata nel modo giusto può offrire grandi vantaggi. Possiamo dire che questo esempio di architettura italiana costruito nell’ottocento, ora che è stato restaurato e reso ai cittadini abbia il desiderio di farsi conoscere da un pubblico sempre maggiore e diverso per età , esigenza e cultura, insomma: il “Teatro della Concordia” è un vero e proprio teatro per tutti!
Simone Mazzi