Poesia a Luigi

Poesia scritta dal montecastellese Marino Pellegrini in occasione del restauro del Teatro della Concordia

Nella inaugurazione del restaurato Teatro della Concordia al quindicenne giovanetto LUIGI AGRETTI
che con mirabile opera di pittura e generosa liberalità di animo decorava la sala.

Il presente prologo interprete della entusiastica gratitudine dei concittadini dell’alta ammirazione dei forestieri offre ringraziamenti e auspici di glorioso immancabile avvenire.

 

A LUIGI AGRETTI
giovane di speranze sublimi

che già maestro nel pennello lasciò in questo Teatro

ricordo imperituro
di quanto possa il valore dell’arte
LA SOCIETA’ DEL TEATRO  DELLA CONCORDIA

grata riconoscente

In questa sera o amabili
Signore, o miei Signori,

in mezzo a tanta gloria di splendidi colori

che la sala sì squallida
del Teatro, mutata hanno in un nido fulgido

di sovrumana fata;
non io turbare il gaudio
vorrei con versi sciocchi
il gaudio che nell’anima trabocca giù dagli occhi.

Però mi ha detto l’inclito ragazzetto divino
che rese così nitido

il nostro Teatrino
che l’ombra anch’esse servono nel quadro a qualche cosa,
fanno spiccar l’immagine più bella e luminosa.
Perciò Signore amabili,

non la musa negletta,
ma arrida a voli la causa
che le mie rime detta.

Proseguendo l’istoria
che a noi rammenta come
i nostri padri eressero
della Concordia al nome
questo Teatro, scrivere così dovremo noi.

Il tempo che indomabile
sotto gli artigli suoi
guasta, deturpa, invecchia,
gli uomini e le cose
già reso avea uno scheletro
di tavole corrosa
il Teatro; guardavano
sospirose impotenti
al deperir continuo
le paesane genti.

Quando un gentil, che patria
non ebbe in questo colle,
ma che ama al par di patria queste tranquille zolle,
che i giorni bei rammentano
al nobile suo cuore
quando la vita in estasi
era per lui d’amore;
dal mar Tirren mandataci
un fanciullo portento.

Al suo pennel (un magico sovrumano istrumento)
in un baleno sorsero
donne vezzose e fiori
che nei giardini sembrano
colti sui primi albori.

I muri pria squallidi
or sono pinte aiuole
e festeggianti inneggiano
del genio al divo sole.
Splende sereno l’aere:
tutta una primavera
di fior, di luce rosea
or qui gioconda impera.
Ma invan l’arte mirabile
di fregi e di colori
lodare io tento, sentono
solo commossi i cuori.

Ed or, qual degno premio
a sì gentil lavoro?.
Disprezza quel magnanimo
vile mercede d’oro.
Compenso ei sol desidera
che noi serbiam ognor
dell’opra sua memoria
nel nostro grato cuor.

E noi giuriamo unanimi che
il nome degli AGRETTI
avrà amore e plauso
nei cittadini petti
finché il sole benefico
a questo patrio colle
darà fiori e letizia,
e messi a queste zolle.

E tu fanciullo, allegrati,
al bacio della gloria.
Non odi?. Intanto salgono
i canti di vittoria;
un avvenire fulgido
l’arte dischiude a te, pe’
i suoi sentieri floridi
volgi fidente il pie’.

Fra le speranze giovani
già scrisse in letter d’or
il nom tuo Italia,
cresce per te un alloro;
ma un fanciullo amabile nell’anima cortese
accogli anch’esso l’umile
plaudo del mio paese.

Come divina immagine
sopra votivo altare
mentre i tesori accoglie
d’oro di gemme rare;
di villanella ingenua
non sprezza il casto fiore,
dolce e modesto interprete
di suo fervente amore.
29 febbraio 1892
 

Monte Castello di Vibio e'

Borghi cittaslow

Dal Libro dei Visitatori

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