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- non la musa negletta,
- ma arrida a voli la causa
- che le mie rime detta.
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- Proseguendo l’istoria
- che a noi rammenta come
- i nostri padri eressero
- della Concordia al nome
- questo Teatro, scrivere così dovremo noi.
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- Il tempo che indomabile
- sotto gli artigli suoi
- guasta, deturpa, invecchia,
- gli uomini e le cose
- già reso avea uno scheletro
- di tavole corrosa
- il Teatro; guardavano
- sospirose impotenti
- al deperir continuo
- le paesane genti.
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- Quando un gentil, che patria
- non ebbe in questo colle,
- ma che ama al par di patria queste tranquille zolle,
- che i giorni bei rammentano
- al nobile suo cuore
- quando la vita in estasi
- era per lui d’amore;
- dal mar Tirren mandataci
- un fanciullo portento.
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- Al suo pennel (un magico sovrumano istrumento)
- in un baleno sorsero
- donne vezzose e fiori
- che nei giardini sembrano
- colti sui primi albori.
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- I muri pria squallidi
- or sono pinte aiuole
- e festeggianti inneggiano
- del genio al divo sole.
- Splende sereno l’aere:
- tutta una primavera
- di fior, di luce rosea
- or qui gioconda impera.
- Ma invan l’arte mirabile
- di fregi e di colori
- lodare io tento, sentono
- solo commossi i cuori.
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- Ed or, qual degno premio
- a sì gentil lavoro?.
- Disprezza quel magnanimo
- vile mercede d’oro.
- Compenso ei sol desidera
- che noi serbiam ognor
- dell’opra sua memoria
- nel nostro grato cuor.
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- E noi giuriamo unanimi che
- il nome degli AGRETTI
- avrà amore e plauso
- nei cittadini petti
- finché il sole benefico
- a questo patrio colle
- darà fiori e letizia,
- e messi a queste zolle.
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- E tu fanciullo, allegrati,
- al bacio della gloria.
- Non odi?. Intanto salgono
- i canti di vittoria;
- un avvenire fulgido
- l’arte dischiude a te, pe’
- i suoi sentieri floridi
- volgi fidente il pie’.
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- Fra le speranze giovani
- già scrisse in letter d’or
- il nom tuo Italia,
- cresce per te un alloro;
- ma un fanciullo amabile nell’anima cortese
- accogli anch’esso l’umile
- plaudo del mio paese.
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- Come divina immagine
- sopra votivo altare
- mentre i tesori accoglie
- d’oro di gemme rare;
- di villanella ingenua
- non sprezza il casto fiore,
- dolce e modesto interprete
- di suo fervente amore.